vasi, sottovasi, bonsai, hobby albicocco giapponese, prunus mume, bonsai, miniature, hobby, alberi Bonsai, specie, shohin, mame bonsai, stili, miniature, alberi esposizione, pinzatura, ficus, bonsai annaffiatura, potatura, ficus, bonsai defogliazione, concimazione, ficus, bonsai melograno, bonsai, alberi tag foto 9 bonsai, specie, olmo, ficus, melograno

maggio 30, 2017

Il Gelsomino non ha ancora avuto quella ampia diffusione che invece meriterebbe come bonsai.

Posted By: Fausto Baccino - maggio 30, 2017
Il Jasminum nudiflorum come bonsai.

Sebbene il Gelsomino non abbia alcuna controindicazione per essere educato a bonsai, e nonostante in climi temperati possa dare grandi soddisfazioni nella coltivazione, non ha ancora avuto quella ampia diffusione che invece meriterebbe viste le sue straordinarie qualità. Fra le specie più adatte per essere impiegate in arte bonsai vi è quella giapponese dal fiore giallo: il Jasminum nudiflorum, meglio conosciuto come Gelsomino d’inverno.

Altre specie particolarmente appropriate allo scopo sono il Jasminum polyanthum a fiore bianco e il Jasminum primulinum a fiore giallo. Si tratta di piante forti che con poche, semplici, cure possono essere coltivate con successo. Proprio per la facilità di coltivazione è una pianta consigliata anche ai principianti, soprattutto considerando il veloce conseguimento di buoni risultati, garantiti dalla sua vigorosità. Gli stili a cui maggiormente si adatta sono l’eretto, il prostrato, il doppio tronco, il tronco multiplo, senza dimenticare anche la possibilità di creare con questa specie splendide composizioni su roccia.
gelsomino
Esposizione.
Come già accennato, si tratta di una specie che si sviluppa spontaneamente nei climi temperati e caldi e pertanto ama una posizione soleggiata durante tutto l’anno; solo nei mesi estivi più caldi è meglio collocarla a mezz’ombra per evitare sgradevoli bruciature alle foglie. In inverno, invece, dal momento in cui la temperatura scende sotto i 3-5° C, il Gelsomino andrà riparato in un ambiente fresco, privo di riscaldamento, come un ingresso o un sottoscala. Si eviti di esporlo anche a venti molto forti.

Annaffiatura.
Non necessita di annaffiature particolarmente frequenti. Per il Gelsomino vale senz’altro la regola generale di bagnare solo quando il terreno risulta asciutto; ovviamente si dovrà annaffiare maggiormente durante il periodo estivo, momento in cui può essere necessario intervenire anche due volte al giorno. Si tratta comunque di una pianta che tollera molto bene anche la siccità, pertanto se capita di trascurare l’annaffiatura, non ne risente particolarmente. Si eviti invece di annaffiare in modo eccessivo poiché, se l’acqua ristagna nel vaso, crea molti più problemi a livello radicale rispetto a una sua temporanea mancanza..

Terreno.
Il composto più adatto a questa specie è costituito da: 80% di akadama e 20% di terriccio universale.

Rinvaso.
Essendo una specie particolarmente vigorosa, va rinvasata spesso intervenendo annualmente o al massimo ogni due anni. I periodi ideali in cui applicare il trapianto sono la primavera, dopo la fioritura, o la fine di settembre, dopo la caduta delle foglie. Per frenare la sua grande vigoria, durante il trapianto è consigliabile effettuare un’energica potatura del ceppo radicale che si presenterà certamente composto da un fitto intreccio di radici fini.
Leggi anche: l’Agrifoglio è uno degli alberi da frutto più facili ed eleganti da formare a bonsai.
Potatura.
Considerando che il difetto principale del Gelsomino è la sua naturale tendenza al ritiro della linfa, è bene evitare di tagliare rami molto grossi. Nel caso in cui fosse necessario effettuare potature drastiche, bisogna intervenire con attrezzi ben disinfettati, ponendo immediatamente mastice cicatrizzante sulle ferite. Per la potatura di formazione si interviene tra la fine di giugno e l’inizio di luglio, tagliando i rami dell’anno, lasciando 1-3 nodi.

La scelta dei rami da tagliare si effettua in base alla forma che si vuole conferire alla pianta e al vigore di ciascun ramo; i rami che appaiono particolarmente deboli non andranno potati anche se sono antiestetici. Avendo una crescita molto rapida, bisognerà tollerare in alcuni periodi la presenza di rami cascanti, poiché, potando più di due volte l’anno, si va incontro al ritiro di linfa. Più la pianta è adulta, più potare è pericoloso e quindi si applicherà in questo caso solo una potatura di sfoltimento, ponderando attentamente le operazioni aggressive indispensabili. È evidente quindi che se si vogliono ottenere bonsai di Gelsomino di un certo livello è necessario partire da materiale giovane.

Pinzatura.
Dopo la fioritura, si tolgono i fiori appassiti con le dita e si tagliano i rami che presentano gemme da fiore, mentre vengono mantenuti i rami con le gemme da foglia. Alla base dei rami, spuntano nuovi germogli con una certa frequenza, che occorre togliere immediatamente, altrimenti si rischia di pregiudicare il vigore dei rami già formati. In maggio/giugno si frena la crescita dei rami lunghi, pinzando al secondo/terzo nodo. Sulla vegetazione successiva si formeranno le nuove gemme da fiore. Si tenga presente che se si pinza in luglio, l’albero difficilmente produrrà gemme da fiore.
Avvolgimento
Il Gelsomino ha rami piuttosto fragili, soprattutto quelli più vecchi, che non sarà assolutamente possibile educare con il filo. In ogni caso, dopo la fioritura, si possono avvolgere i rami giovani, lasciando il filo solo per un periodo di circa due mesi, ossia esclusivamente il tempo necessario per far assumere al ramo la forma desiderata. Per non incidere la corteccia, è meglio ricoprire il filo con nastro adesivo, ponendolo sul ramo fino a 2/3 della lunghezza, lasciando quindi libera l’ultima porzione poiché troppo fragile.

Concimazione.
Fino a che non cominciano a crescere vigorosamente i nuovi germogli, non bisogna assolutamente concimare. È necessario invece fertilizzare dalla fine della fioritura fino a tarda estate, 3-4 volte al mese con concime organico liquido. A settembre e ottobre si continuerà a concimare, utilizzando però concime organico a lenta cessione, tipo Hanagokoro, una volta al mese. Durante l’inverno le somministrazioni di concime vanno sospese.

Cure.
Le patologie che più frequentemente interessano questa specie sono afidi, bruchi e cocciniglie. All’insorgere di tali malattie si interviene utilizzando un insetticida sistemico, effettuando almeno tre interventi a distanza di dieci giorni uno dall’altro. Se il drenaggio del terreno non è adeguato, le radici possono essere soggette ad attacchi fungini: in tal caso occorre ridurre le annaffiature ed utilizzare immediatamente un fungicida a largo spettro.

Se ti è piaciuto l'articolo , iscriviti al feed cliccando sull'immagine sottostante per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:
CONTINUA A LEGGERE »

marzo 03, 2017

L’Agrifoglio è uno degli alberi da frutto più facili ed eleganti da formare a bonsai.

Posted By: Fausto Baccino - marzo 03, 2017
L'Ilex come bonsai.

L’Agrifoglio è uno degli alberi da frutto più facili ed eleganti da formare a bonsai.
Essendo, come già accennato, una specie dioica, i fiori maschili e femminili compaiono su piante diverse: gli alberi che portano i fiori maschili sono caratterizzati da una maggiore delicatezza dei fiori e della ramificazione, ma solo quelli femminili producono il frutto.

Altro pregio di questa specie è la spettacolare fioritura e l’adattabilità a tutti gli stili bonsai, rendendola una pianta particolarmente apprezzata da numerosi appassionati. Le varietà più utilizzate sono l’Ilex crenata, l’Agrifoglio del Giappone che presenta foglie e rami fini e l’Ilex serrata, con sottili foglie oblunghe che assomigliano più a quelle del Ciliegio o del Melo che a quelle lucide e spinose del classico sempreverde.

Esposizione.
Trattandosi di una specie tropicale, ma molto tollerante anche verso le temperature rigide, può essere tranquillamente posta all’esterno durante tutto l’anno, purché vengano protette le radici nei periodi più rigidi dell’inverno e preservato il fogliame dai venti gelidi. Non ci sono problemi, invece, a lasciar esposto l’Ilex anche agli intensi raggi solari dell’estate.
agrifoglio
Solo le giovani piantine vanno protette nei momenti più caldi della giornata, arrivando però gradualmente ad abituarle anche a queste particolari condizioni. Considerando che per poter godere appieno della fruttificazione è assolutamente indispensabile evitare che si verifichi la perdita precoce dei fiori, che in tal caso non potrebbero essere impollinati e quindi fecondati, nei giorni di forte vento o pioggia intensa, l’Agrifoglio va protetto anche semplicemente ponendolo sotto al banco di appoggio, poiché questi fenomeni atmosferici possono danneggiare i petali o far cadere i fiori.

Annaffiatura.
Necessita di abbondante acqua, quindi bisogna riporre particolare attenzione nell’annaffiatura, soprattutto una volta formatisi i frutti, poiché se l’acqua viene a mancare, le bacche cadono o perdono colore e anche le foglie appassiscono. L’insufficienza d’acqua, inoltre, rende più lenta la maturazione dei germogli, causando anche uno sviluppo irregolare delle gemme da fiore, quindi, bisogna assicurarsi che il terreno rimanga sempre umido o meglio non asciughi mai completamente fra un’annaffiatura e l’altra. Mentre si bagna non si deve dirigere il getto d’acqua direttamente sui fiori, ma va indirizzato esclusivamente al substrato poiché, come la pioggia battente, il flusso d’acqua potrebbe danneggiare o far cadere i fiori, a scapito della fruttificazione.
Leggi anche: Il Frassino è un diffuso albero nativo di gran parte d'Europa dove cresce oltre i 30 metri di altezza.
Terreno.
Il composto ideale per questa specie è costituito da 50% di akadama, 30% di terriccio e 20% di pozzolana o lapillo vulcanico.

Rinvaso.
Effettuare il rinvaso con una certa frequenza apporta grandi benefici all’Agrifoglio. Fino al suo decimo anno di vita è opportuno trapiantare ogni anno all’inizio della primavera, in quanto le radici sono fini e molto vigorose e di conseguenza arrivano a saturare il vaso in una sola stagione di crescita, rendendo difficile una corretta annaffiatura. Superato questo periodo, si potrà intervenire ad anni alterni.

Potatura.
Generalmente si pota in tardo autunno-inizio inverno, dopo aver ammirato l’albero ricoperto di bacche, mantenendo 2-3 gemme, oppure in primavera, tagliando al secondo-terzo nodo i rami che sono stati lasciati allungare ai fini della fruttificazione. Riuscire a mantenere la forma dell’albero, comunque, non è difficile, in quanto le gemme da fiore non si formano sui germogli ma sui rami dell’anno precedente, per cui si può potare senza rischiare di compromettere la fioritura. Trattandosi di una specie vigorosa, la potatura deve essere mirata anche al mantenimento di un buon equilibrio, quindi i germogli dell’apice vanno costantemente accorciati in maniera consistente, così come le estremità dei rami più forti. La potatura di formazione si applica a fine autunno-inizio inverno.

Pinzatura.
Un’adeguata pinzatura garantisce una crescita compatta. È importante che venga effettuata con tempismo, per cui, non appena l’albero comincia a germogliare, si cimeranno i germogli che si sviluppano in posizioni indesiderate, a favore dei restanti che si lasceranno allungare fino al raggiungimento della misura ideale per la formazione.

Avvolgimento.
Per modellare questa pianta risulta efficace anche l’avvolgimento, purché praticato nel periodo adeguato: fra la fine di maggio e l’inizio di giugno. Poiché presenta una corteccia molto sensibile, esso va applicato con estrema attenzione e possibilmente rivestendolo il filo con nastro adesivo. Il filo andrà poi rimosso al più presto non appena inizia ad incidere la corteccia. Se non si vogliono correre rischi, in alternativa al filo si possono usare pesi e tiranti.

Concimazione.
Un difetto comune nella coltivazione dell’Agrifoglio è l’eccesso di concime. Questa pianta è piuttosto vigorosa e resistente e pertanto non necessita di grandi dosi di fertilizzante. Si consiglia di usare soprattutto concime in pastiglie tipo hanagokoro dalla primavera all’autunno, evitando i mesi più caldi.

Cure.
È soggetto soprattutto a bruchi, microlepidotteri e minatori. Il periodo in cui è più probabile che venga attaccata da questi parassiti è la primavera, quando comincia a vegetare. Un metodo efficace per evitare che questo si verifichi, consiste nell’effettuare trattamenti preventivi. Se la patologia si è manifestata, è necessario intervenire con un prodotto specifico, applicando almeno tre trattamenti a distanza di 10 giorni uno dall’altro.
Se ti è piaciuto l'articolo , iscriviti al feed cliccando sull'immagine sottostante per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:
CONTINUA A LEGGERE »

dicembre 30, 2016

In Oriente, fin dai tempi antichi, il Ginkgo è stata una delle specie più coltivate a bonsai.

Posted By: Fausto Baccino - dicembre 30, 2016
Il Ginkgo biloba come bonsai.

In Oriente, fin dai tempi antichi, il Ginkgo è stata una delle specie più coltivate a bonsai, non solo per la sua bellezza, che si esprime in modo particolare attraverso i colori autunnali che lo rendono fortemente decorativo, ma anche per l’ottima rispondenza all'applicazione di tutte le tecniche bonsaistiche.

Quest'ultimo aspetto determina l'interesse verso tale specie soprattutto da parte dei principianti. Come bonsai si cerca di riprodurre la sua caratteristica ramificazione espansa, che con l'età assume una conformazione più compatta, colonnare, attraverso una potatura mirata. Gli stili a cui meglio si adatta il Ginkgo sono l’eretto informale e il tronco multiplo; bisogna però tener presente che a causa delle dimensioni delle foglie (piuttosto grandi) e della ramificazione, non è indicata la creazione di bonsai di piccole dimensioni.

Esposizione
L'esposizione più favorevole ad un buon sviluppo di questa specie è quella in pieno sole. Regola che viene infranta solo nel caso degli esemplari più giovani, per i quali è invece meglio una collocazione che garantisca una parziale protezione dai raggi diretti nei periodi in cui le temperature sono più elevate. Durante l'inverno, al verificarsi delle prime gelate occorre ripararlo, tenendo presente che andranno soprattutto salvaguardate le radici poiché esse trattengono molta umidità.

Annaffiatura
È soprattutto durante la stagione vegetativa che il Ginkgo necessita di frequenti annaffiature. In inverno bisognerà invece diminuire particolarmente la somministrazione d’acqua, poiché come già visto, le radici tendono a trattenere l’acqua e quindi se troppo bagnate, potrebbero venire facilmente colpite dal gelo. Un segnale a cui far riferimento al fine di comprendere l'esigenza d’acqua del Ginkgo, è lo stato delle foglie: se si nota che esse pendono flaccide, significa che la pianta sta soffrendo a causa della disidratazione, sarà quindi necessario intervenire immediatamente con un'abbondante annaffiatura.
Leggi anche: Il Frassino è un diffuso albero nativo di gran parte d'Europa dove cresce oltre i 30 metri di altezza.
Terreno
Il composto più adatto a questa specie è costituito da: akadama 70%, sabbia 20% e terra pronta 10%.

Rinvaso
Finché l'albero è giovane (fino circa ai 10 anni), va trapiantato ogni anno, successivamente, una volta raggiunta la sua formazione, ogni 3 anni. Il periodo migliore per operare questo intervento è la primavera. Al termine del rinvaso è molto importante garantire alla pianta un'abbondante annaffiatura.

Potatura
Mentre si sta effettuando il rinvaso, all'inizio della primavera, si provvede a tagliare i rami non necessari e quelli che appaiono troppo cresciuti, allo scopo di migliorare la silhouette del bonsai, potando alla prima o seconda foglia. È molto importante seguire tale procedura costantemente, in modo da poter mantenere la tipica struttura di questa pianta, caratterizzata da una ramificazione espansa. Così facendo, col tempo il Ginkgo assumerà una gradevole forma compatta, inoltre le dimensioni delle foglie si ridurranno leggermente.

Pinzatura
La pinzatura su questa specie si effettua due volte nel corso dell'anno: la prima intervenendo sui germogli nuovi e teneri, posti all'apice, in primavera, in modo che successivamente la pianta produca germogli con internodi corti e proporzionati. La seconda si effettua sui germogli maturi in autunno, accertandosi però che siano presenti delle gemme dormienti retrostanti.

Avvolgimento
Tenendo presente che è sempre preferibile educare la pianta mediante la potatura, nel caso in cui si abbia la necessità di modellare alcuni rami attraverso l'avvolgimento, è possibile intervenire solo durante il mese di giugno, poiché in questo momento la crescita non è ancora totalmente lignificata, e quindi i rami possono essere modellati senza correre il rischio di rotture. Il tipo di filo che si consiglia di utilizzare è quello di alluminio ramato, facendo attenzione a rimuoverlo tempestivamente prima che cominci ad incidere la corteccia.

Concimazione
Da aprile all'inizio di luglio, somministrare ogni 15 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan insieme al Concime Stimolante Bonsan, oppure, una volta al mese, Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro più il Concime Stimolante Bonsan. Dalla fine di agosto ad ottobre fertilizzare ogni 15 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan o con Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro. Due volte all'anno (in autunno e a fine inverno) somministrare Bonsan Concime Solido Organico Hanagokoro. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure
Il Ginkgo è una pianta piuttosto forte, resistente alla maggior parte delle malattie. 
Se ti è piaciuto l'articolo , iscriviti al feed cliccando sull'immagine sottostante per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:
CONTINUA A LEGGERE »

Il Frassino è un diffuso albero nativo di gran parte d'Europa dove cresce oltre i 30 metri di altezza.

Posted By: Fausto Baccino - dicembre 30, 2016
Il Fraxinus come bonsai.
Questa pianta dal portamento slanciato è caratterizzata dal tronco dritto e cilindrico e dalla rigogliosa chioma ovale. Il Frassino è molto apprezzato in tutte le stagioni per la sua bella corteccia che assume un piacevole aspetto vetusto anche in esemplari non particolarmente vecchi. Gli stili a cui meglio si adatta sono l’eretto, l’inclinato, quello a due tronchi e a tronco multiplo.

Esposizione.
Questa specie durante i mesi invernali va collocata all'interno. È possibile farla sopravvivere anche con la sola luce artificiale, utilizzando però le lampade specifiche per piante: questo consente di collocare il Fraxinus anche nelle zone più buie della casa. Dalla primavera all’inizio dell'autunno, si posiziona all’esterno al riparo però dai raggi diretti del sole.

Annaffiatura.
Come regola generale per garantire la giusta annaffiatura, occorre tener conto delle esigenze di ogni singola pianta, comunque in linea di massima questa specie necessita di ricevere acqua in abbondanza e frequente durante le assolate giornate estive e in primavera in presenza di venti forti. Durante tutto l'anno invece si bagna quando il terreno risulta asciutto per il 70-80%. In inverno quando vengono riparate all'interno, è necessario nebulizzare spesso la chioma e porre sotto al vaso un vassoio con della pozzolana in modo che possa assicurare una certa umidità. È bene tener presente che dopo la potatura le annaffiature andranno ridotte poiché il fabbisogno idrico sarà minore.

Terreno.
Terra composta da: 40% terra pronta, 30% akadama, 20% pozzolana e 10% sabbia di fiume.

Rinvaso.
L’epoca migliore è la primavera inoltrata. La frequenza dipende dall’età dell’albero: per alberi giovani ogni uno o due anni; per quelli già formati, ogni due o tre anni al massimo. È consigliabile eliminare le forti radici fittonanti dalla base.
Leggi anche: Anche nella coltivazione a bonsai, la Forsythia manifesta copiosamente la sua stupenda fioritura.
Potatura.
Si interviene sui rami di grosso diametro in inverno, usando un tronchese concavo e coprendo le ferite con pasta cicatrizzante. Per sfoltire i rami, si potano quelli che crescono direttamente verso l’alto o verso il basso o che si incrociano. Seguendo un buon schema, sulla base della direzione del ramo principale, i rami secondari e terziari non devono incrociarsi, ma formare una densa e completa rete orizzontale.

Pinzatura.
Per la pinzatura del Fraxinus si lasciano crescere i germogli fino a 8/10 foglie, tagliando poi a 2/4 foglie, secondo la zona dell'albero in cui si trovano. Per mantenere la silhouette, si pinza continuamente con le dita, strappando le ultime due foglioline incipienti di ciascun germoglio quando questo presenta già due foglie.

Avvolgimento.
Questo albero può essere educato con il filo, dalla primavera fino alla fine dell’estate.

Concimazione.
Alla ripresa vegetativa (marzo-aprile) concimare ogni 8-10 giorni abbinando il Concime Bonsan ad Azione Stimolante al Concime Liquido Organico Bonsan. Da aprile a settembre concimare ogni 8-10 giorni con Concime Liquido Organico Bonsan oppure ogni 15-20 giorni con Bonsan Concime Solido Organico Aburukasu, evitando i mesi di luglio e agosto. Da settembre a febbraio utilizzare ogni 15-20 giorni il Concime Liquido Organico Bonsan. Per stimolare la radicazione, utilizzare Concime Fluido Organico Minerale con vitamine B Bonsan al posto del Concime Liquido Organico Bonsan.

Cure.
È soggetto soprattutto ad afidi, ragnetto rosso e cocciniglia.
Se ti è piaciuto l'articolo , iscriviti al feed cliccando sull'immagine sottostante per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:
CONTINUA A LEGGERE »

giugno 23, 2016

Anche nella coltivazione a bonsai, la Forsythia manifesta copiosamente la sua stupenda fioritura.

Posted By: Fausto Baccino - giugno 23, 2016
Nei nostri climi, il primo arbusto ad annunciare il sopraggiungere della primavera è proprio la Forsythia. La sua famiglia di appartenenza è quella delle Oleaceae. Si tratta di un genere composto da quattro sole specie, che sono originarie della Cina, del Giappone e dell’Albania.

La sua introduzione nel nostro Paese è cominciata intorno alla metà dell’Ottocento con la specie cinese. Il suo nome gli è stato conferito in onore di Mr Forsyth, vissuto tra il 1737 ed il 1804, che fu il direttore dei Giardini Reali di Kensington - Inghilterra.

La Forsythia è una pianta popolarissima per le sue grandi qualità decorative: oltre ad essere presente nei giardini privati, si trova frequentemente anche in parchi pubblici. Quando è in fiore diventa uno splendido cespuglio, ricoperto da una grande quantità di campanelle dorate tanto che in Inghilterra per questa sua peculiarità viene chiamata anche Golden-bell. Morfologicamente questo arbusto, la cui altezza media oscilla fra i 2 e i 4 metri, ha foglie caduche di grandi dimensioni, che si presentano opposte, spicciolate, dentate o intere, semplici o composte di foglioline.
forsithia-bonsai
La massa di fiori dorati, che hanno calice e corolla profondamente lobati, appare precocemente prima delle foglie. I frutti in capsula deiscente contengono diversi semi alati. I rami presentano una forma allungata e sottile e sono cavi all’interno. Questa specie che riscuote un grande interesse per gli effetti decorativi molto precoci, spesso paga questa sua peculiare caratteristica poiché, frequentemente, improvvisi inasprimenti del clima e gelate notturne provocano la perdita degli splendidi fiori.
 
Patologie.
Anche nella coltivazione a bonsai, la Forsythia manifesta copiosamente la sua stupenda fioritura, rendendola particolarmente apprezzata per questa sua caratteristica. Un’altra peculiarità interessante ai fini della formazione a bonsai riguarda il suo notevole vigore, che permette di modellare facilmente a tronco multiplo, sfruttando i numerosi succhioni che spuntano dalla base del tronco. La naturale tendenza al rapido ingrossamento della base ne fa anche un ottimo materiale per la formazione a tronco singolo. Le grosse dimensioni del suo tronco, potrebbero far pensare che una modellatura dei rami con andamento discendente sia più indicata, ma osservando attentamente questa specie nel suo portamento naturale, si può constatare che fiorisce sui rami che si sviluppano verso l’alto, pertanto è più appropriato un delicato ed elegante movimento ascendente della ramificazione.

Esposizione.
La sua collocazione ideale è in pieno sole, ma in luogo ben aerato. Si tratta di una specie molto resistente, che non teme le temperature invernali, anche se molto rigide; l’unico inconveniente riguarda le gelate tardive che, come già accennato, potrebbero causare la perdita anticipata della sua splendida fioritura. Una buona soluzione consiste nel posizionare la pianta durante le ore notturne sotto una tettoia o i banchi da appoggio.

Annaffiatura.
Le esigenze idriche della Forsythia sono quelle normalmente indicate per la maggior parte delle essenze: nel periodo vegetativo occorrerà provvedere ad annaffiature quotidiane, mentre in inverno verranno diradate. Nei mesi freddi, così come in estate, è importante non far mai seccare completamente il terreno, altrimenti si potrebbero sviluppare, dai rami o dal tronco, delle radici aeree che, se non vengono tempestivamente eliminate, causano sgradevoli ingrossamenti. Sarà facile capire, comunque, quando l’acqua viene a mancare poiché le foglie perdono repentinamente il loro turgore: un’annaffiatura abbondante farà tornare la situazione alla normalità.

Terreno.
Il composto più adatto a questa specie è costituito da: 60% di akadama e 40% di terriccio universale.
Leggi anche: Specie vegetali utilizzati per produrre bonsai, quarta e ultima parte.
Rinvaso.
La crescita delle radici di questa specie è notevole, soprattutto negli alberi più giovani, tanto che se non si trapianta per due anni consecutivi, il vigoroso sviluppo dell’apparato radicale, sottrae energia a tutto il resto della pianta. Da ciò si capisce quanto sia indispensabile effettuare il rinvaso annualmente nei primi anni di vita dell’albero, diminuendo la frequenza, che verrà portata a due anni, negli esemplari adulti. Il periodo ideale è quello immediatamente successivo alla fioritura.
Forsythia001
Potatura.
Le gemme da fiore si formano all’estremità dei rami, quindi è consigliabile potare le punte dei germogli intorno alla fine di maggio. Una volta terminata la fioritura, è necessario togliere i fiori appassiti e potare i rami. Effettuando questa operazione è importante accertarsi di lasciare sempre delle gemme da foglia, altrimenti si rischia di perdere il ramo. Una peculiarità di questa pianta è che le gemme da foglia si formano nelle zone in cui si è manifestata la fioritura; lasciando troppo a lungo i fiori, queste gemme non riescono a svilupparsi adeguatamente, pertanto se si vuole ottenere una buona silhouette non bisogna assolutamente trascurare questo delicato aspetto della potatura. La Forsithya produce numerosi succhioni alla base: per mantenere una struttura ordinata è bene eliminarli immediatamente non appena appaiono. Nella fase di costruzione della ramificazione conviene tralasciare la fioritura, continuando a potare sino alla fine di agosto; una volta ottenuta la struttura di base, ci si potrà liberamente concentrare sulla fioritura.

Pinzatura.
Nei mesi di giugno e luglio si consiglia di osservare attentamente l’albero, rimuovendo con le pinzette le gemme da fiore dai rami che non hanno formato le gemme da foglia. Questa operazione garantisce che la pianta, prima del risveglio vegetativo, produca gemme da foglia sulle ramificazioni che precedentemente avevano solo gemme da fiore. La pinzatura va effettuata anche su quei rami che appaiono eccessivamente vigorosi, eliminandoli.

Avvolgimento.
L’avvolgimento può essere effettuato durante tutto l’anno, purché con la dovuta attenzione. È meglio impiegare filo di alluminio ramato avvolto con carta adesiva e di spessore leggermente superiore al necessario, evitando di praticare una pressione eccessiva sui rami e piegature drastiche. È comunque preferibile ricorrere alla potatura dei rami che crescono in posizione inadeguata, piuttosto che cambiarne drasticamente la direzione con l’avvolgimento. È bene ricordare che si può avvolgere solo quando i rami sono ancora teneri, ossia quando il loro spessore non ha superato i 0,5 cm.

Concimazione.
Si fertilizza dal termine della fioritura fino alla caduta delle foglie, ogni tre o quattro settimane con concime organico a lenta cessione tipo hanagokoro (Linea Bonsan), evitando i mesi più caldi. È bene concimare anche durante il periodo autunnale, sebbene in modo molto più leggero.

Patologie.
Se le cure adottate sono adeguate, ed anche la collocazione è ideale, la Forsythia risulta una specie particolarmente resistente a malattie ed attacchi parassitari. È comunque soggetta agli afidi.
Forsythia_monza
Se ti è piaciuto l'articolo , iscriviti al feed cliccando sull'immagine sottostante per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:


CONTINUA A LEGGERE »

febbraio 04, 2016

Il meglio di Hobby Bonsai nel mese di Gennaio 2016.

Posted By: Fausto Baccino - febbraio 04, 2016
1.- I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.
I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.
Giochi prospettici e trucchi visivi, in grado di creare l’illusione dell’ampiezza anche quando si dispone di uno spazio limitato, sono le caratteristiche peculiari del giardino giapponese. I giardini giapponesi non sono contraddistinti da scenografie spettacolari, ma da pochi elementi naturali, come la pietra, l’acqua, la ghiaia, accostati ad alberi ed arbusti sapientemente modellati. L’
2.- In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.
In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.
In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte. Secondo la tradizione, il bonsai viene presentato all’interno del tokonoma, una sorta di alcova che costituisce l’angolo più importante della casa, poiché è quello destinato al culto degli antenati e a ricevere gli ospiti. La tradizione giapponese suggerisce anche che i bonsai siano esposti accompagnati da un tavolino di legno,

Il Ficus Retusa è il bonsai da interno per antonomasia e si adatta a quasi tutte le condizioni ambientali.
l genere Ficus appartiene alla famiglia delle Moraceae ed era già conosciuto ai tempi degli antichi romani, tanto che la propria denominazione affonda le sue radici etimologiche proprio in quel periodo storico. Si compone di circa 600 specie, con il 90% di esse diffuse nelle regioni tropicali e subtropicali a clima caldo. Sono piante legnose dalle più svariate dimensioni che vanno dagli
Il ficus di Formosa è il bonsai da interno per antonomasia.
Il genere Ficus appartiene alla famiglia delle Moraceae ed era già conosciuto ai tempi degli antichi romani, tanto che la propria denominazione affonda le sue radici etimologiche proprio in quel periodo storico. Si compone di circa 600 specie, con il 90% di esse diffuse nelle regioni tropicali e subtropicali a clima caldo. Sono piante legnose dalle più svariate dimensioni che vanno dagli
5.- La coltivazione del faggio a bonsai è particolarmente indicata, soprattutto nello stile a bosco.
La coltivazione del faggio a bonsai è particolarmente indicata, soprattutto nello stile a bosco.
Di indubbia grande antichità geologica, il Faggio, appartenente alla famiglia delle Fagaceae, è diffuso con solo una decine di specie nell’emisfero nord, nell'Europa centrale e meridionale-montuosa, nel Caucaso e nell'Asia Occidentale; nell'emisfero sud appare invece in forma diversa, ovvero come Nothofagus. Il rinvenimento di alcuni relitti archeologici ha portato i botanici a formulare
6.- L’Evonimo (Evonymus) è una delle specie più belle per coltivare a bonsai.
L’Evonimo (Evonymus) è una delle specie più belle per coltivare a bonsai.
L’Evonymus è una pianta talora a foglie decidue, talora sempreverde con aspetto arbustivo, appartenente alla famiglia delle Celastraceae. È un genere rappresentato da più di un centinaio di specie, la cui area di distribuzione nella flora spontanea si estende principalmente nell’India, nell’Himalaya e nell’Asia orientale, mentre sono ancora poche quelle abitatrici del nostro continente e dell’
7.- L’Eleagnus si trova in particolare in Asia, dove cresce in boschetti e zone asciutte.
L’Eleagnus si trova in particolare in Asia, dove cresce in boschetti e zone asciutte.
Sono tre i generi che formano le Eleagneacee, piante dicotiledoni, che prendono la loro denominazione dal genere Elaeagnus, un genere che comprende una quarantina di specie e che forma da solo quasi l’intera consistenza della famiglia. Fu il Tournefort a creare ed introdurre poi, nella sistematica delle piante, questa denominazione di genere, riconfermata nel 1735 da Linneo, che attribuì al
8.- Il caco (Diospyros kaki) conserva il fascino di una tradizione millenaria.
Il caco (Diospyros kaki) conserva il fascino di una tradizione millenaria.
Ancora ai nostri giorni questa specie conserva il fascino di una tradizione millenaria: i suoi frutti, grazie al loro delicato e particolare sapore, furono talmente apprezzati dai popoli antichi al punto che individuarono in essi il "cibo degli dei". La sua patria di origine è la Cina dove viene chiamato "Mela d'Oriente"; da qui si è diffuso anche in Giappone e oggi ricopre un ruolo di
9.- Molto ricercata come specie bonsai è la Cryptomeria japonica dalla chioma fastigiata e dal fogliame compatto.
Molto ricercata come specie bonsai è la Cryptomeria japonica dalla chioma fastigiata e dal fogliame compatto.
In questo genere, ascritto alla famiglia delle Taxodiaceae, s’incontra una delle principali essenze resinose forestali delle regioni centrali del Giappone e della Cina meridionale. Conosciuta anche come Cedro del Giappone, la sua denominazione Cryptomeria è stata coniata alla metà del ’800, e letteralmente tradotta significa “divisione, ripartizione nascosta”. Proprio in quel periodo la
10.- All’Università del Bonsai per scoprire tutti i segreti di un’arte antica.
All’Università del Bonsai per scoprire tutti i segreti di un’arte antica.
L’Università del Bonsai, fondata da Luigi Crespi nel 1991, è una realtà che non ha eguali in Europa. Nata dal desiderio di mettere a disposizione di tutti gli amatori una struttura didattica professionale e completa, si avvale della collaborazione del maestro Kajiwara, presente sia in qualità di docente che di supervisore dei corsi, ed è guidata da un comitato scientifico internazionale.
Leggi il resto dell'articolo... »
Se ti è piaciuto l'articolo , iscriviti al feed cliccando sull'immagine sottostante per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:
bonsai1
CONTINUA A LEGGERE »

gennaio 09, 2016

Il meglio di Hobby Bonsai nel mese di Dicembre 2015.

Posted By: Fausto Baccino - gennaio 09, 2016
1.- I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.
I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.
Giochi prospettici e trucchi visivi, in grado di creare l’illusione dell’ampiezza anche quando si dispone di uno spazio limitato, sono le caratteristiche peculiari del giardino giapponese. I giardini giapponesi non sono contraddistinti da scenografie spettacolari, ma da pochi elementi naturali, come la pietra, l’acqua, la ghiaia, accostati ad alberi ed arbusti sapientemente modellati. L’
2.- In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.
In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.
In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte. Secondo la tradizione, il bonsai viene presentato all’interno del tokonoma, una sorta di alcova che costituisce l’angolo più importante della casa, poiché è quello destinato al culto degli antenati e a ricevere gli ospiti. La tradizione giapponese suggerisce anche che i bonsai siano esposti accompagnati da un tavolino di legno,

Il Ficus Retusa è il bonsai da interno per antonomasia e si adatta a quasi tutte le condizioni ambientali.
l genere Ficus appartiene alla famiglia delle Moraceae ed era già conosciuto ai tempi degli antichi romani, tanto che la propria denominazione affonda le sue radici etimologiche proprio in quel periodo storico. Si compone di circa 600 specie, con il 90% di esse diffuse nelle regioni tropicali e subtropicali a clima caldo. Sono piante legnose dalle più svariate dimensioni che vanno dagli
Il ficus di Formosa è il bonsai da interno per antonomasia.
Il genere Ficus appartiene alla famiglia delle Moraceae ed era già conosciuto ai tempi degli antichi romani, tanto che la propria denominazione affonda le sue radici etimologiche proprio in quel periodo storico. Si compone di circa 600 specie, con il 90% di esse diffuse nelle regioni tropicali e subtropicali a clima caldo. Sono piante legnose dalle più svariate dimensioni che vanno dagli
5.- La coltivazione del faggio a bonsai è particolarmente indicata, soprattutto nello stile a bosco.
La coltivazione del faggio a bonsai è particolarmente indicata, soprattutto nello stile a bosco.
Di indubbia grande antichità geologica, il Faggio, appartenente alla famiglia delle Fagaceae, è diffuso con solo una decine di specie nell’emisfero nord, nell'Europa centrale e meridionale-montuosa, nel Caucaso e nell'Asia Occidentale; nell'emisfero sud appare invece in forma diversa, ovvero come Nothofagus. Il rinvenimento di alcuni relitti archeologici ha portato i botanici a formulare
6.- L’Evonimo (Evonymus) è una delle specie più belle per coltivare a bonsai.
L’Evonimo (Evonymus) è una delle specie più belle per coltivare a bonsai.
L’Evonymus è una pianta talora a foglie decidue, talora sempreverde con aspetto arbustivo, appartenente alla famiglia delle Celastraceae. È un genere rappresentato da più di un centinaio di specie, la cui area di distribuzione nella flora spontanea si estende principalmente nell’India, nell’Himalaya e nell’Asia orientale, mentre sono ancora poche quelle abitatrici del nostro continente e dell’
7.- L’Eleagnus si trova in particolare in Asia, dove cresce in boschetti e zone asciutte.
L’Eleagnus si trova in particolare in Asia, dove cresce in boschetti e zone asciutte.
Sono tre i generi che formano le Eleagneacee, piante dicotiledoni, che prendono la loro denominazione dal genere Elaeagnus, un genere che comprende una quarantina di specie e che forma da solo quasi l’intera consistenza della famiglia. Fu il Tournefort a creare ed introdurre poi, nella sistematica delle piante, questa denominazione di genere, riconfermata nel 1735 da Linneo, che attribuì al
8.- Il caco (Diospyros kaki) conserva il fascino di una tradizione millenaria.
Il caco (Diospyros kaki) conserva il fascino di una tradizione millenaria.
Ancora ai nostri giorni questa specie conserva il fascino di una tradizione millenaria: i suoi frutti, grazie al loro delicato e particolare sapore, furono talmente apprezzati dai popoli antichi al punto che individuarono in essi il "cibo degli dei". La sua patria di origine è la Cina dove viene chiamato "Mela d'Oriente"; da qui si è diffuso anche in Giappone e oggi ricopre un ruolo di
9.- Molto ricercata come specie bonsai è la Cryptomeria japonica dalla chioma fastigiata e dal fogliame compatto.
Molto ricercata come specie bonsai è la Cryptomeria japonica dalla chioma fastigiata e dal fogliame compatto.
In questo genere, ascritto alla famiglia delle Taxodiaceae, s’incontra una delle principali essenze resinose forestali delle regioni centrali del Giappone e della Cina meridionale. Conosciuta anche come Cedro del Giappone, la sua denominazione Cryptomeria è stata coniata alla metà del ’800, e letteralmente tradotta significa “divisione, ripartizione nascosta”. Proprio in quel periodo la
10.- All’Università del Bonsai per scoprire tutti i segreti di un’arte antica.
All’Università del Bonsai per scoprire tutti i segreti di un’arte antica.
L’Università del Bonsai, fondata da Luigi Crespi nel 1991, è una realtà che non ha eguali in Europa. Nata dal desiderio di mettere a disposizione di tutti gli amatori una struttura didattica professionale e completa, si avvale della collaborazione del maestro Kajiwara, presente sia in qualità di docente che di supervisore dei corsi, ed è guidata da un comitato scientifico internazionale.
Leggi il resto dell'articolo... »
Se ti è piaciuto l'articolo , iscriviti al feed cliccando sull'immagine sottostante per tenerti sempre aggiornato sui nuovi contenuti del blog:
bonsai1
CONTINUA A LEGGERE »

dicembre 03, 2015

I 5 bonsai più vecchi del mondo.

Posted By: Fausto Baccino - dicembre 03, 2015

Gli alberi bonsai  possono crescere per migliaia di anni.

 

Anche il Bonsai, se ben conservato, può diventare molto vecchio.

 

Alcuni dei più antichi bonsai nel mondo hanno più di 800 anni; il risultato di molte generazioni di pazienza e duro lavoro.

 

Questo articolo elenca alcuni degli alberi più famosi e antichi, buon divertimento!

CONTINUA A LEGGERE »

Il meglio di Hobby Bonsai nel mese di Novembre 2015: i 10 articoli più cliccati.

Posted By: Fausto Baccino - dicembre 03, 2015

1.- I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.

I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.

Giochi prospettici e trucchi visivi, in grado di creare l’illusione dell’ampiezza anche quando si dispone di uno spazio limitato, sono le caratteristiche peculiari del giardino giapponese. I giardini giapponesi non sono contraddistinti da scenografie spettacolari, ma da pochi elementi naturali, come la pietra, l’acqua, la ghiaia, accostati ad alberi ed arbusti sapientemente modellati. L’

Leggi il resto dell'articolo... »

2.- In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.

In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.

In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte. Secondo la tradizione, il bonsai viene presentato all’interno del tokonoma, una sorta di alcova che costituisce l’angolo più importante della casa, poiché è quello destinato al culto degli antenati e a ricevere gli ospiti. La tradizione giapponese suggerisce anche che i bonsai siano esposti accompagnati da un tavolino di legno,

Leggi il resto dell'articolo... »

CONTINUA A LEGGERE »

novembre 07, 2015

Il meglio di Hobby Bonsai nel mese di Ottobre 2015: i 10 articoli più cliccati.

Posted By: Fausto Baccino - novembre 07, 2015

1.- I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.

I giardini giapponesi sono contraddistinti da pochi elementi naturali.

Giochi prospettici e trucchi visivi, in grado di creare l’illusione dell’ampiezza anche quando si dispone di uno spazio limitato, sono le caratteristiche peculiari del giardino giapponese. I giardini giapponesi non sono contraddistinti da scenografie spettacolari, ma da pochi elementi naturali, come la pietra, l’acqua, la ghiaia, accostati ad alberi ed arbusti sapientemente modellati. L’

Leggi il resto dell'articolo... »

2.- In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.

In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte.

In Giappone l’esposizione del bonsai è una vera e propria arte. Secondo la tradizione, il bonsai viene presentato all’interno del tokonoma, una sorta di alcova che costituisce l’angolo più importante della casa, poiché è quello destinato al culto degli antenati e a ricevere gli ospiti. La tradizione giapponese suggerisce anche che i bonsai siano esposti accompagnati da un tavolino di legno,

Leggi il resto dell'articolo... »

CONTINUA A LEGGERE »

Random Posts

Hobby Bonsai in Facebook

Segnala Feed Aggregatore Blog Italiani Subscribe using FreeMyFeed follow us in feedly

Hobby Bonsai in Twitter

Hobby Bonsai in Pinterest

Copyright © Hobby Bonsai™

Blogger Templates By Templatezy & Copy Blogger Themes